Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana Otto-novecentesca

Oblio, X, 38-39
saggi

Luca D’Ascia


Infinitismo leopardiano e autorità etnografica. Rileggendo Cristo si è fermato a Eboli

Obbiettivo di questo saggio è dimostrare come l’orizzonte antropologico del Cristo si è fermato a Eboli presupponga una prospettiva letteraria “infinitistica” di ispirazione leopardiana. La metodologia impiegata intreccia l’analisi delle isotopie simboliche con la ricostruzione della ricca intertestualità del capolavoro leviano. Il racconto-saggio viene posto in rapporto con la scrittura etnografica non tanto a parte objecti quanto a parte subjecti. La peculiare costituzione della voce autoriale, che si produce nel solco dell’egotismo romantico, viene infatti assimilata all’”autorità etnografica” come condizione dell’antropologia considerata come universo di discorso. Il racconto autobiografico, non privo di sfumature umoristiche, assume la valenza allegorica di un’iniziazione magica. La specificità letteraria del Cristo chiama in causa la teoria del sacro elaborata da Levi in Paura della libertà. L’attrazione per l’indifferenziato riveste le caratteristiche di un’esperienza infinitistica che si riallaccia alla concezione dell’”idillio” esposta da Leopardi. Nella parte conclusiva dell’intervento si approfondisce la dinamica contrastiva che oppone la morte contadina, legata a una visione metamorfica della natura che trascende l’individualità, alla mistica fascista del sacrificio.

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