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Oblio, I, 1            Oblio, I, 2-3

Oblio, I, 4            Oblio, II, 5

Oblio, II, 6-7       Oblio, II, 8

Oblio, III, 9-10    Oblio, III, 11

Oblio, III, 12        Oblio, IV, 13

Oblio, IV, 14-15  Oblio, IV, 16

Oblio, V, 17         Oblio, V, 18-19

Oblio, V, 20         Oblio, VI, 21

Oblio, VI, 22-23   Oblio, VI, 24

Oblio, VII, 25

Oblio - Il Progetto

Oblio
Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana Otto-novecentesca

  Per rispondere alla domanda di una informazione circostanziata e organica sulle numerosissime pubblicazioni scientifiche ascrivibili al settore disciplinare di Letteratura italiana contemporanea, un gruppo di studiosi che nel settore a vario titolo si riconoscono ha deciso di mettere on line una schedatura permanente della bibliografia scientifica della letteratura italiana dell’Otto-novecento, per un’impresa di tale impegno mobilitando il più gran numero possibile di collaboratori e auspicando al limite il coinvolgimento della comunità tutta intera.
«Oblio», così si chiamerà in acronimo il nostro «Osservatorio Bibliografico della Letteratura Italiana Otto-novecentesca», nasce da un’intesa di massima con molti colleghi del raggruppamento. Come loro, altri che si rendano disponibili ne saranno i referenti e i redattori, producendo schede di lunghezza variabile tra le 500 e le 10.000 battute, spazi compresi, relative a monografie, edizioni di testi, articoli e recensioni, dei quali si forniranno comunque - con gli estremi bibliografici, comprensivi del codice ISBN o ISSN - una descrizione e la bibliografia di riferimento e si rappresenteranno le tesi, discutendole quando ciò venga ritenuto necessario e sia compatibile con gli spazi assegnati.

  La collaborazione è volontaria e gratuita. La pubblicazione è subordinata alla approvazione del coordinatore.
«Oblio» non chiede agli editori e non fornisce ai recensori le pubblicazioni delle quali questi ultimi intendano occuparsi.
Lo schedario sarà affiancato dall’offerta di contributi scientifici full text, editi (Vetrina) o precedentemente inediti (Proposte), gli autori dei quali, d’intesa con ogni altro avente diritto, abbiano rilasciato una liberatoria in tal senso. Si tratterà a tutti gli effetti di una pubblicazione, regolarmente registrata come tale e come tale impaginata, letta e stampata dal sito ma anche venduta dall’editore Vecchiarelli che generosamente offrirà il supporto tecnico all’iniziativa a chi ne richieda la versione cartacea.

  L’opportunità di un’iniziativa come «Oblio» è dimostrata dal fatto che non è stato necessario spiegarne le ragioni. A nessuno potevano sfuggire né l’esigenza di ridurre il deficit di informazione su una produzione scientifica quantitativamente rilevantissima e qualitativamente almeno sottovalutata, né il sicuro vantaggio di un progetto vocazionalmente internazionale (e internazionale perché prima non poteva non essere nazionale) e condiviso senza preclusioni gerarchiche, culturali, ideologiche, geografiche. Attraverso di esso una comunità scientifica in continua espansione si sarebbe potuta non occasionalmente confrontare con le proprie dimensioni e con la latitudine dei propri interessi, per orientare consapevolmente la propria attività di ricerca e didattica e per realizzare una reciprocità della conoscenza e dell’apprezzamento che non si risolvesse in uno scambio di favori, ma senza la quale ogni pretesa di serietà scientifica diventava insostenibile.
È però assai verosimile che l’assenso sia stato dettato dalla pressione ricattatoria di un’eventualità mai presa in considerazione sul serio, quella di recensire tutto il recensibile nel campo degli studi letterari sull’Otto-Novecento, ma così rispettabile, grigia, sconfortante, faticosa e potenzialmente conflittuale, da non poter essere respinta impunemente.

  Come si vedrà, il ricatto continua. Nel momento in cui opta per la scrittura elettronica e per la pubblicazione sul web, il «disadorno ammanto» di «Oblio» comporta la consapevole, e non per questo meno forzata, rinuncia alle più sofisticate e già comuni veneri tecnologiche, che costituiscono spesso l’unica garanzia estrinseca della bontà di questo genere di proposte. In cambio, e per quanto si può condividere l’insofferenza nei confronti del sapere costituito che tanta parte ha nella letteratura, ci sarà solo offerta l’illusione di partecipare a una specie di rivincita dell’utente. Perché è sicuramente vero che gli strumenti di cui anche in questo caso ci serviamo sono messi a disposizione belli e pronti e sfuggono al nostro controllo, ma non lo è di meno che, con la guida di un minimo di popolarissime istruzioni per l’uso (a loro volta ormai ai limiti dell’intuitivo), qui si prova a fare a meno di tutto il resto.

    L’eventuale successo di «Oblio» - che non si misurerà sulla copertura della produzione scientifica interessata da parte dei recensori, ma sul numero e sulla qualità dei collaboratori – potrà avviare una diversa valutazione del genere recensione, perché incrementandone il gettito e inscenandone l’incombenza lo si restituirebbe tanto a una funzione di notifica da tempo inoperante nelle pubblicazioni del settore (che come pubblicazioni in senso proprio non funzionano), quanto alla vocazione di servizio e ai compiti specifici di descrizione veritiera e discussione puntuale che coincidono con la critica e quasi ne esauriscono il metodo, contro ogni apparenza e pregiudizio dei detrattori.